Domande sulla Nuova Marna

Costi, finanziamenti, utilizzo e gestione: facciamo chiarezza

La Nuova Marna a Sesto Calende - vista aerea del complesso architettonico
Quanto è costata davvero la Nuova Marna?

La prima cosa da chiarire è che i circa 12 milioni di euro riferiti all’intervento complessivo non sono il costo della sola Nuova Marna.

Parliamo di un grande progetto di rigenerazione del comparto del Circolo Sestese, che comprende la nuova sala polivalente, la nuova sede del CSCK – Circolo Sestese Canoa Kayak, il parcheggio, le piste ciclabili, la passerella sul Lenza e le altre opere e sistemazioni dell’area.

Dire quindi che “la Marna è costata 12 milioni” significa attribuire a un singolo edificio il costo di un intero intervento di riqualificazione urbana.

Quei milioni avrebbero potuto essere utilizzati per asfaltare le strade?

No. Questo è probabilmente l’equivoco più importante da chiarire.

Una parte rilevante delle risorse arrivava attraverso contributi e accordi destinati alla realizzazione di quelle specifiche opere. Non erano milioni liberamente disponibili nel bilancio comunale che l’Amministrazione avrebbe potuto decidere di utilizzare, per esempio, per asfaltature o manutenzioni ordinarie.

In altre parole: rinunciare alla Marna e al progetto del Circolo Sestese non avrebbe significato ritrovarsi quei milioni disponibili per asfaltare le strade.

Cosa significa allora dire che “la Marna non è costata nulla ai sestesi”?

Significa che per la sua realizzazione non è stato acceso un mutuo, non è stato creato un debito da restituire negli anni e non è stata introdotta una tassa specifica a carico dei cittadini.

Naturalmente si trattava comunque di denaro pubblico. Ma proprio qui sta uno degli aspetti centrali dell’operazione: la capacità della coalizione che allora amministrava Sesto Calende di intercettare contributi e costruire accordi capaci di portare sul territorio risorse che il Comune, con le sole proprie disponibilità, difficilmente avrebbe potuto investire in un intervento di queste dimensioni.

Dire che l’opera non ha indebitato i sestesi non significa quindi sostenere che quei soldi “non fossero di nessuno”. Significa che siamo riusciti a reperire risorse destinate a quell’intervento senza accendere un mutuo e senza lasciare ai cittadini rate da pagare negli anni successivi.

Il Comune sta ancora pagando la costruzione della Marna?

No. Non esiste un mutuo legato alla realizzazione della Nuova Marna da continuare ad ammortizzare.

C’è anzi un aspetto poco conosciuto: grazie alle prestazioni energetiche degli edifici, il complesso ha diritto anche a contributi del GSE.

La struttura, quindi, non porta con sé rate di un finanziamento acceso per costruirla e, grazie alle sue caratteristiche energetiche, è anche in grado di generare contributi.

La Nuova Marna è utilizzabile?

Sì. La Nuova Marna è utilizzabile già oggi, come hanno dimostrato le due serate di Carnevale durante le quali ha accolto il pubblico.

La sala può ospitare convegni, incontri, mostre, iniziative culturali, presentazioni ed eventi, naturalmente predisponendo gli allestimenti necessari a seconda dell’attività prevista.

Eppure, da quelle due serate la Marna è rimasta chiusa.

La ragione, quindi, non è l’impossibilità di utilizzare la struttura. È una scelta dell’attuale Amministrazione, che evidentemente ha una propria idea sul futuro della Marna, oppure la sta ancora cercando, ma che finora non ha presentato alla città un progetto chiaro per farla vivere con continuità.

La distinzione è semplice ma importante:

la Marna non è inutilizzabile. È inutilizzata.

Perché mancano sedute, arredi e alcune attrezzature? L’opera era incompleta?

No. Bisogna distinguere la realizzazione dell’edificio dal modello di gestione per il quale era stato progettato.

La Nuova Marna era stata concepita prevedendo l’affidamento a un gestore privato, al quale sarebbe spettato attrezzare la sala e gestirne l’attività, garantendo contemporaneamente spazi e serate a disposizione della città.

L’attuale Amministrazione ha scelto invece la gestione diretta.

È una scelta legittima, ma comporta conseguenze precise: se è il Comune a decidere di gestire direttamente la struttura, diventa il Comune a dover provvedere agli allestimenti necessari per il modello di utilizzo che intende adottare.

Presentare quindi la mancanza di quegli arredi come prova che l’edificio sia stato consegnato “incompleto” significa confondere la costruzione della struttura con la scelta successiva su come gestirla.

La Marna è soltanto una sala civica?

No. La Nuova Marna nasce come sala polivalente, ed è proprio la flessibilità di utilizzo uno dei suoi principali punti di forza.

Può ospitare convegni, conferenze, mostre, incontri pubblici, spettacoli, eventi culturali, iniziative associative, presentazioni, feste e manifestazioni cittadine, adattando di volta in volta gli spazi e gli allestimenti.

Non è quindi una struttura destinata a una sola funzione, ma uno spazio capace di cambiare volto a seconda delle esigenze della città.

Chiedersi quale sia “la funzione” della Marna significa forse partire dalla domanda sbagliata: la sua funzione è proprio poterne svolgere molte.

Sesto Futura non aveva promesso un percorso partecipato per decidere il futuro della Marna?

Sì. Sesto Futura aveva annunciato un percorso partecipato con cittadini e associazioni per definire il futuro utilizzo e la gestione della Nuova Marna.

A oggi, di quel percorso partecipato non c’è neanche l’ombra.

Nel frattempo la Marna rimane chiusa e non è stato presentato alla città un progetto chiaro sul suo futuro utilizzo.

Perché si parla del MAXXI di Roma?

Perché il progetto del comparto del Circolo Sestese è arrivato al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, all’interno di un’esposizione dedicata all’architettura italiana contemporanea.

Il progetto è stato scelto come “opera-manifesto” nel racconto del lavoro dell’architetta Giulia de Appolonia.

Al di là delle opinioni personali sull’architettura della Marna, si tratta quindi di una vetrina nazionale importante per un intervento realizzato a Sesto Calende.

Se fossimo rimasti noi ad amministrare Sesto, la Marna oggi sarebbe aperta?

Assolutamente sì.

La Marna oggi sarebbe aperta, viva e a disposizione dei cittadini. Su questo non abbiamo dubbi.

Una struttura di questo livello è un patrimonio che non tutte le città delle dimensioni di Sesto Calende possono vantare. Noi avremmo fatto di tutto per valorizzarla e trasformarla in uno dei luoghi di riferimento della vita cittadina.

Vederla ancora chiusa, per noi, non è soltanto un’occasione persa. È semplicemente incomprensibile.