La vendita della rete del gas di Sesto Calende ha acceso il confronto politico. Fratelli d’Italia ha chiesto in Consiglio un ulteriore approfondimento prima di procedere. La maggioranza ha respinto la richiesta e ha poi spiegato le proprie ragioni con quel tono irridente e sminuente al quale, purtroppo, ci ha ormai abituati quando risponde alle opposizioni.
Al di là del tono, però, è il contenuto a essere interessante.
La maggioranza guidata dal sindaco Giordani ha deciso di vendere definitivamente la rete comunale del gas in cambio di oltre 4 milioni di euro. Leggendo la sua spiegazione, la scelta sembra quasi ovvia: incassiamo subito più di quanto renderanno i canoni nei prossimi dodici anni, ci liberiamo di una rete destinata a “deperire” e gli altri Comuni starebbero facendo lo stesso.
Messa così, viene da chiedersi perché se ne stia ancora discutendo.
Poi siamo andati a controllare. E qualche pezzo importante sembra essere rimasto fuori.
1 – Quei dodici anni
La maggioranza confronta il valore della vendita con i canoni che il Comune incasserebbe nei prossimi dodici anni.
Il problema è che quei dodici anni sono la durata del prossimo affidamento del servizio, non della proprietà della rete.
Alla loro scadenza, se Sesto avrà venduto, la rete non sarà più sua. Se invece l’avrà mantenuta, avrà incassato i canoni e continuerà a possederla.
È come confrontare il prezzo di vendita di un appartamento con dodici anni di affitti, dimenticando che al tredicesimo anno l’appartamento è ancora vostro. Una rete gas è certamente più complessa e il suo valore futuro può cambiare, ma il principio resta: quel confronto racconta soltanto una parte della storia.
2 – E le manutenzioni?
La maggioranza parla di impianti destinati a “deperire”. Ma il contratto-tipo nazionale per la distribuzione del gas, approvato con Decreto ministeriale 5 febbraio 2013, stabilisce all’articolo 12 che la manutenzione ordinaria e straordinaria è effettuata dal gestore, che ne sostiene i costi.
E qui una precisazione alla capogruppo Tollini, che in Consiglio aveva indicato le manutenzioni tra i costi a carico dell’Amministrazione: no, capogruppo Tollini, le manutenzioni ordinarie e straordinarie sono a carico del gestore.
Adesso comprendiamo anche meglio perché, quando le avevamo chiesto a quanto ammontassero questi costi per il Comune, ci aveva risposto di non conoscerne le cifre.
Ed è proprio questo il punto: se su un elemento utilizzato per giustificare una decisione così importante emerge un errore così basilare, chiedere di approfondire l’intera operazione diventa non solo legittimo, ma doveroso.
Un’ultima curiosità: nel comunicato stampa diffuso dall’amministrazione comunale quella stessa affermazione è già sparita, sostituita da una spiegazione più articolata sulla riduzione del patrimonio comunale nel tempo. Nel post della lista civica che sostiene il sindaco Giordani, invece, l’errore è ancora lì. Prendiamo atto che, quando qualcuno controlla, la versione cambia, ma non dappertutto alla stessa velocità.
3 – “Gli altri fanno lo stesso”
Anche qui la realtà è meno uniforme. Angera ha venduto, ma La Prealpina, raccontando quella scelta, ricordava che molte altre realtà avevano optato per l’affitto dei rami d’azienda.
E Gazzada Schianno, dopo avere inizialmente deciso di vendere, ad agosto ha riesaminato l’operazione, revocato la decisione e mantenuto la proprietà della rete.
I numeri di Gazzada sono diversi dai nostri, certamente. Ma dimostrano una cosa molto semplice: approfondire e persino rivedere una decisione prima che diventi definitiva non è una stravaganza amministrativa.
E i cittadini?
Nel programma elettorale di Sesto Futura della vendita della rete gas non c’era traccia. In Consiglio abbiamo quindi chiesto perché non si fosse ritenuto opportuno coinvolgere i cittadini prima di una scelta patrimoniale così importante e definitiva.
La questione è stata liquidata spiegando, in sostanza, che la materia sarebbe troppo complessa per i cittadini.
Curiosamente, quando si è trattato di spiegare perché vendere sarebbe la scelta giusta, alla maggioranza sono bastate circa 1.850 battute e poco meno di 300 parole.
Forse, più semplicemente, si è sintetizzato (maliziosamente?) un po’ troppo.
Perché in quelle 300 parole la vendita appare quasi inevitabile. Ma, come abbiamo appena visto, alcuni particolari importanti sono rimasti fuori.
Il punto
Oltre quattro milioni subito sono certamente allettanti. Ma una volta venduta, la rete non sarà mai più del Comune.
Non si tratta di decidere a priori se sia meglio vendere o mantenere la proprietà. Si tratta di pretendere che una decisione definitiva venga presa dopo aver valutato fino in fondo entrambe le possibilità.
Se la vendita è davvero la scelta migliore, un approfondimento non potrà che confermarlo. Se invece qualcosa è stato trascurato, meglio scoprirlo prima.
Sesto Futura ha concluso il proprio post invitando gli altri “a studiare gli atti e i numeri”.
Dopo aver controllato i dodici anni, le manutenzioni e le scelte degli altri Comuni, ci permettiamo di restituire il consiglio al mittente.
Studiare gli atti e i numeri è sempre un’ottima idea. Soprattutto prima di vendere definitivamente un patrimonio della città.

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