LA SINDROME DELLE PORTE CHIUSE: DOPO LA MARNA, TOCCA ALLA MENSA

C’è un modo infallibile per impedire ai cittadini di usare un’opera pubblica: decidere di “migliorarla” all’infinito.

A Sesto Calende l’Amministrazione sembra aver inaugurato un nuovo metodo di governo: la paralisi creativa. Chi governa si ritrova in mano un’opera già realizzata, decide legittimamente di ripensarne il funzionamento e, tra nuove idee e soluzioni da inventare, la porta resta inesorabilmente chiusa.

Della Nuova Marna sappiamo già molto. L’opera è terminata da tempo, ma i continui cambi d’idea sulla sua futura gestione hanno trasformato l’apertura in una soap opera degna di Beautiful. Con la nuova mensa della scuola Ungaretti la situazione è diversa, ma il metodo comincia ad avere qualcosa di familiare.

Costruita con fondi PNRR, la mensa è lì. Eppure, a oltre due anni dall’insediamento della Giunta Giordani, non è ancora entrata in funzione e la data di apertura resta un mistero.

Il progetto originario non prevedeva alcun punto cottura interno. Ma a Sesto sembra ormai valere una curiosa regola: un’opera ereditata, prima di poter essere aperta, deve necessariamente subire almeno una modifica. Altrimenti manca qualcosa.

Ed ecco quindi la nuova idea: realizzare all’interno della mensa un punto cottura. Per farlo, l’Amministrazione prevede un investimento aggiuntivo di oltre 80.000 euro. Non è chiaro se le risorse siano già state interamente stanziate o debbano ancora essere reperite. Quello che invece è chiarissimo è che il punto cottura deve ancora essere realizzato e la mensa deve ancora aprire.

A questo punto, visto il tempo trascorso e l’ulteriore investimento, ci si potrebbe almeno aspettare che il nuovo punto cottura serva a preparare i pasti all’interno della scuola.

E invece la soluzione scelta è decisamente più fantasiosa: un punto cottura che cuoce soltanto una parte del pranzo. I primi verranno preparati sul posto, mentre i secondi continueranno ad arrivare dall’esterno.

Una formula certamente originale: si investono oltre 80.000 euro per portare la cucina dentro la scuola, ma solo fino al primo piatto.

La pasta a chilometro zero e la cotoletta in furgone.

Tiriamo allora le somme, quelle che interessano davvero alle famiglie. Una mensa nuova ma ancora chiusa, un investimento aggiuntivo di oltre 80.000 euro previsto per il nuovo punto cottura e la prospettiva di una cucina che preparerà sul posto soltanto una parte del pasto.

Una cosa, però, è già arrivata: l’aumento del costo del servizio per le famiglie. Quello non ha avuto bisogno di attendere l’apertura della nuova mensa.

Nessuno contesta a chi governa il diritto di modificare un progetto. È esattamente ciò che la politica deve fare quando ritiene di avere un’idea migliore. Il problema nasce quando le nuove scelte allungano i tempi, aggiungono costi e il risultato, nel frattempo, rimane dietro una porta chiusa.

C’è poi un aspetto ancora più curioso. Quando si parla di queste opere, alla precedente Amministrazione viene spesso rimproverato di non aver previsto tutte le risorse necessarie per completarle. Peccato che, nel frattempo, siano cambiate proprio le scelte su come completarle.

Arriviamo così alla singolare pretesa che la precedente Amministrazione non soltanto dovesse pensare e avviare un progetto, ma dovesse anche prevedere e finanziare in anticipo le modifiche che la nuova Amministrazione avrebbe deciso di introdurre successivamente.

Più che programmazione, sarebbero servite doti divinatorie.

Lo schema comincia a essere familiare: si cambia l’impostazione, si aggiungono nuovi interventi e nuovi costi, si rimprovera chi c’era prima di non averli previsti e, nel frattempo, la porta rimane chiusa.

Forse, prima di migliorare ciò che ancora non è stato possibile utilizzare, varrebbe la pena provare a farlo funzionare

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