Caro Giorgio,
mi rivolgo direttamente a te perché sei l’Assessore al Bilancio e quindi il responsabile politico della materia di cui stiamo discutendo, dopo aver letto prima il comunicato del Comune e, subito dopo, il post pubblicato dal Partito Democratico.
Questa volta avete passato il segno. La politica può essere dura, anche durissima, e chi ha amministrato deve accettare controlli, critiche e contestazioni; altra cosa è prendere un fatto reale, raccontarne soltanto una parte e trasformarlo progressivamente in un processo politico contro le persone.
Nel comunicato del Comune sostenete che la deliberazione 151/2020 della Corte dei conti non venne portata in Consiglio comunale e tu affermi che non si tratterebbe di una questione «di forma», ma «di sostanza». Poi arriva il PD e il linguaggio cambia: problemi «nascosti per anni», «totale disprezzo» degli obblighi di trasparenza, la sottoscritta che sarebbe rimasta «ammutolita» e infine quella frase, gravissima, secondo cui «chi tiene nascoste le informazioni alle istituzioni può essere capace di tutto».
Il Comune apparecchia il caso e il partito alza i toni. Ciascuno risponde delle proprie parole e non attribuisco a te quelle scritte dal PD, ma risparmiateci almeno il gioco delle scatole cinesi quando il linguaggio diventa troppo pesante: le scatole saranno anche diverse, ma basta aprirle per ritrovare volti, storie e soprattutto vecchie conoscenze della politica sestese che, anche quando non compaiono in prima fila, sembrano non essere mai troppo lontane dalla scena.
Ricordo bene anche il tuo sorriso soddisfatto quella sera in Consiglio, quando hai tirato fuori la deliberazione del 2020. Mi è rimasto impresso perché sembrava esserci più soddisfazione nell’aver trovato qualcosa contro chi vi aveva preceduto che preoccupazione per ciò che quel documento raccontava. A volte sembra davvero che il vostro programma non sia governare Sesto Calende, ma processare chi l’ha governata prima di voi. E quando la sentenza viene prima della ricerca delle prove, il rischio è che alla fine non si cerchi più la verità, ma soltanto una verità abbastanza comoda da sostenere l’accusa.
Veniamo allora ai fatti.
Il Consiglio stava discutendo la deliberazione 275/2026, relativa ai rendiconti dal 2019 al 2025, eppure siete tornati indietro di sei anni, alla 151/2020, relativa agli esercizi 2017 e 2018. Quella pronuncia disponeva effettivamente una specifica deliberazione di presa d’atto da parte del Consiglio e sulla ricostruzione completa di quel passaggio continuerò a cercare gli atti prima di formulare conclusioni definitive, perché su questioni così serie preferisco lasciare che siano i documenti a parlare.
Sul resto, però, gli atti parlano già chiaramente. La Corte chiedeva di intervenire sui residui attivi e di rideterminare il risultato di amministrazione e, nel rendiconto 2020, il Fondo crediti di dubbia esigibilità passa da 2.040.087,61 a 3.622.320,49 euro, con un incremento di 1.582.232,88 euro; viene effettuato il riaccertamento dei residui e, dopo accantonamenti e vincoli, la parte disponibile del risultato di amministrazione viene ridotta ad appena 2.049 euro.
Se vogliamo parlare seriamente della 151/2020, quindi, raccontiamola tutta: la presa d’atto richiesta dalla Corte, ciò che oggi sostenete non sia avvenuto e anche ciò che successivamente venne fatto nei conti. Non si può chiamare «sostanza» soltanto ciò che serve all’accusa e far sparire dal racconto un milione e mezzo di maggiore accantonamento, il riaccertamento dei residui e un risultato disponibile praticamente azzerato, per poi raccontare semplicemente che i problemi sarebbero stati «nascosti per anni».
E mentre tenete un faro potentissimo acceso sul 2020, sarebbe il caso di girarlo anche verso il presente. Nel 2021, 2022 e 2023 il Comune non fece ricorso all’anticipazione di tesoreria; nel 2024 vi fece ricorso per 176 giorni e nel 2025 per 309 giorni su 365, sostenendo complessivamente 52.647,89 euro di interessi passivi.
E questo, in mezzo a tante ricostruzioni, è un dato molto concreto: 52.647,89 euro non sono una presa d’atto, una formalità o una polemica su fatti di sei anni fa. Sono soldi usciti dalle casse del Comune, quindi soldi dei cittadini di Sesto Calende. E quel conto appartiene agli anni della vostra Amministrazione, non a quella di chi vi ha preceduto.
Rimane inoltre da chiarire il Fondo di garanzia debiti commerciali: la deliberazione della Corte riporta accantonamenti pari a zero per gli esercizi sui quali ho posto la questione, mentre le relazioni del Revisore riportano 136.038,73 euro per il 2022 e 266.313,73 euro per il 2023.
Davanti a questi numeri non ho scritto che qualcuno abbia «nascosto» qualcosa, non ho parlato di «totale disprezzo» e non ho insinuato di cosa possa essere «capace» qualcuno: ho letto gli atti e chiesto spiegazioni, senza ricevere fino ad oggi le risposte che avevo chiesto. Alla faccia della trasparenza tanto invocata. Continuerò a cercarle, perché la trasparenza vale soprattutto quando le domande danno fastidio.
Quanto alla sottoscritta, che secondo il PD sarebbe rimasta «ammutolita», avete scelto male persino il verbo. Non mi avete ammutolita, avete ottenuto esattamente il contrario: controllerò con ancora maggiore attenzione bilanci, deliberazioni e atti di questa Amministrazione e continuerò a porre pubblicamente le domande alle quali riterrò necessario avere risposta.
Quel «capace di tutto» lo lascio invece alla responsabilità di chi ha deciso di scriverlo. Quando la critica agli atti diventa insinuazione sulla correttezza personale degli avversari siamo su un terreno molto diverso dal confronto politico. Ritengo che in alcuni passaggi sia stato oltrepassato il confine della legittima, anche aspra, critica politica e mi riservo di valutare quelle espressioni e decidere se tutelarmi nelle sedi opportune.
Lascerei perdere anche le lezioni di morale, soprattutto quando arrivano da una parte politica che, davanti ai problemi di casa propria, ha saputo trovare soluzioni molto creative per conservare maggioranza, incarichi ed equilibri, salvo poi trasformarsi nell’inflessibile custode della pubblica virtù quando sul banco degli imputati siedono gli avversari. La morale è una cosa seria e, quando cambia a seconda del lato del tavolo, rischia di avere un nome molto meno nobile: convenienza politica.
C’è però una cosa che nessun comunicato può riportare indietro: il tempo. Sono trascorsi più di due anni dall’insediamento dell’Amministrazione Giordani e continuate a riportare il dibattito su chi c’era prima, tra una deliberazione del 2020, un rendiconto del 2018 e una responsabilità da attribuire.
Controllate tutto, perché non ci sottrarremo a nulla e risponderemo di ogni atto e di ogni numero, ma siamo nel settembre 2026 e Sesto Calende non vive dentro un archivio comunale: vive nelle strade e negli spazi pubblici di oggi, nei servizi, nel decoro e nelle questioni di sicurezza che chiedono risposte adesso.
Ed è qui, Giorgio, che smetto di rivolgermi soltanto a te, perché dopo oltre due anni questa non è più soltanto una discussione con l’Assessore al Bilancio o con il PD, ma riguarda la Sindaca e l’intera maggioranza. A forza di cercare nel passato qualcosa da imputare a chi vi ha preceduto, viene ormai il sospetto che quel passato vi serva soprattutto per non parlare del vostro presente e del poco che, fino ad oggi, siete riusciti a costruire.
Non si può governare una città per cinque anni spiegando ciò che avrebbero sbagliato gli altri. Prima o poi arriva il momento di chiudere i faldoni, guardare la città che si ha davanti e mostrare ciò che si è stati capaci di fare.
Noi risponderemo del nostro passato, atto per atto e numero per numero; voi cominciate a rispondere del vostro presente.
Anche perché, per una maggioranza che ha scelto di chiamarsi “Sesto Futura”, tutta questa ostinazione per il passato comincia ad avere almeno un problema: il nome.
Roberta Colombo

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